Riscrivere libri antichi indirettamente? reCaptcha te lo fa fare 0
Scrivendo commenti in giro per blog, convalidando registrazioni o cose simili vi sarà sicuramente capitato che vi venisse chiesto di inserire una risposta di conferma che il più delle volte consiste nel rispondere a domande banali, tipo quanto fa 2+2, oppure di inserire una serie di caratteri casuali che compaiono con il fine di convalidare la vostra registrazione mostrando che siete utenti reali e non dei Bot. Questo sistema si chiama CAPTCHA e deriva dall’inglese “Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart” (Test di Turing pubblico e completamente automatico per distinguere computer e umani), venne coniato da Luis von Ahn, Manuel Blum e Nicholas J. Hopper della Univerisità Carnegie Mellon e da John Langford della IBM nel 2000.
Da questo sistema è nato reCaptcha un servizio nato per unire le funzioni di CAPTCHA con quelle di un progetto che
si propone di digitalizzare testi antichi o scritti che non risultano decifrabili dai software di riconoscimento ottico (OCR). Il progetto nacque da un intuizione di alcuni ricercatori della Carnegie Mellon University e oggi giorno viene impiegato anche per la digitalizzazione di alcune porzioni di vecchie edizioni del New York Times. Tutte le parole che non vengono riconosciute dal sistema OCR sono inserite nel test accostandola a una parola già decifrata con certezza; se quest’ultima viene interpretata correttamente dall’utente che sta effettuando il login, si assume che lo sia anche la prima. Se siete interessati a supportare il progetto e volete inserirlo nel vostro blog potete visitare il sito ufficiale:





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